La donazione degli organi

Il trapianto rappresenta oggi l’unica terapia con la quale si possono curare alcune gravi insufficienze che colpiscono organi diversi del corpo umano. Non tutti i pazienti che necessitano di un trapianto, però, possono giovarsene a causa dello scarso numero di donatori e di conseguenza di organi disponibili. Il problema è particolarmente sentito in Italia: mentre la media europea è di 15-20 donatori l’anno per milione di abitanti, in Italia essa è dei soli 6 donatori; il nostro Paese è all’ultimo posto in Europa! Chi deve sottoporsi a trapianto è dunque costretto a lunghi periodi di attesa, senza peraltro avere la certezza che prima o poi l’organo di cui ha bisogno sarà disponibile, e soprattutto senza sapere se riuscirà a sopravvivere fino a quel momento. Un problema molto delicato da affrontare nell’espianto d’organo è relativo al momento in cui si può intervenire sul donatore: si tratta di stabilire che può essere considerato potenziale donatore di organi. È potenziale donatore di organi la persona in stato di «morte cerebrale»: questa condizione è identificabile con la «cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo» ed è accertabile presso i reparti di rianimazione degli ospedali. Ricordiamo che la corteccia cerebrale è sede delle funzioni superiori (intelligenza, memoria, pensiero ecc.), che il cervello contiene formazioni nervose che regolano i bisogni fondamentali e le emozioni, e che il tronco cerebrale è sede dei riflessi fondamentali, del controllo dei visceri, dei centri del respiro e della termoregolazione. La morte cerebrale della persona può essere decretata solo quando tutti e tre questi «centri» non sono più operativi. Finche uno di essi funziona, anche se il soggetto è ridotto a uno stato vegetativo, privo di coscienza, di memoria, di emozioni, non si può parlare di morte cerebrale, e quindi gli organi non possono essere prelevati. Il cuore della persona cerebralmente morta continua a battere grazie a moderne tecnologie che consentono di mantenere artificialmente la circolazione sanguigna e l’ossigenazione dei tessuti; solo così gli organi si conservano in condizioni tali da renderne possibile il prelievo per il trapianto.