
Fu lo scienziato inglese Robert Hooke che, nel 1665, usò per la prima volta il termine cellula. Analizzando con un rudimentale microscopio (che poteva ingrandire solo di 40 volte l’oggetto osservato) una sottile lamina di sughero egli notò che essa era formata da moltissime cellette simili a quelle di un favo di api. Da questa somiglianza deriva dunque il nome cellula.
In realtà quello che in un primo momento lo studioso notò erano le pareti di cellule morte. La stessa struttura venne poi identificata nelle piante viventi. Questo portò lo studioso ad ipotizzare che ogni corpo vivente sia animale che vegetale fosse costituito dall’insieme di tante microscopiche cellule.
Il primo a osservare il corpo umano attraverso il microscopio ottico fu Antoni Van Leuwenhoek (1632-1723), suo ideatore. Come lui, Marcello Malpighi (1628-1694) studiò le strutture biologiche con l’aiuto del microscopio. Essi riuscirono a identificare molte parti del nostro corpo e a riconoscerne le funzioni principali. Questi studi ricevettero un grande impulso nei secoli XIX e XX dall’applicazione della tecnica della colorazione dei tessuti, dal perfezionamento del miscroscopio ottico e dall’impiego del microscopio elettronico, che permise una sempre piú particolareggiata indagine cellulare.