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Il beach soccer

Quello che è sempre stato un divertente passatempo da spiaggia – oltre che un incubo per i bagnini che vigilano sulla quiete tra gli ombrelloni – è diventato da pochi anni una vera e propria disciplina sportiva con regole codificate e tanto di campionati e competizioni nazionali ed internazionali. Il beach soccer è nato in Brasile negli anni ottanta e per lungo tempo i brasiliani sono stati i maestri del calcio sulla spiaggia. Ancora oggi le squadre di questo paese sono assai difficili da battere.

Tuttavia ormai anche molte nazioni europee, tra cui la stessa Italia (che spesso annovera nella sua squadra ex giocatori di calcio di grande valore), hanno recuperato il ritardo e sono diventate competitive a livello mondiale. Il beach soccer si gioca su una superficie sabbiosa, ed essendo tale superficie molto morbida si gioca senza scarpe. Le dimensioni del campo, nel gioco originale, sono di 37 28 m. Tali misure possono essere anche ridotte per esigenze pratiche (20 30 m). Il campo, di forma rettangolare, è delimitato da quattro linee costituite da nastri larghi 10 cm realizzati in materiale resistente e di colore contrastante con la sabbia. Al centro dei due lati corti si posizionano 2 porte mobili (larghe 5,50 m e alte 2,20 m). Vi sono bandierine rosse su ogni angolo e anche nella fascia libera a metà delle linee laterali. La linea immaginaria che unisce queste ultime divide il campo di gioco in due metà. Le bandiere sono alte 1,5 m (1 m sul livello della sabbia) e la loro sommità non può essere acuminata.

Quattro piccole bandiere gialle sono collocate nella fascia libera a 9 m di distanza da ogni angolo, in modo da definire l’area di rigore. Due linee immaginarie, parallele a quella di fondo, uniscono le bandiere e delimitano l’area del portiere. La partita viene disputata da squadre composte da un massimo di 5 giocatori incluso il portiere. Gli elementi di riserva sono al massimo 3 e non vi è limite al numero di sostituzioni possibili.

Nel beach soccer il fuorigioco non esiste. Per la rimessa laterale si possono adoperare indifferentemente le mani o i piedi: in quest’ultimo caso, il pallone non può essere più toccato con le mani dopo che è stato collocato a terra. Il beach soccer è una disciplina ideata per allenare elementi tecnici che non potrebbero essere esercitati allo stesso modo su altre superfici (colpi di testa, rovesciate). La tecnica più usata nel gioco è il tiro al volo in acrobazia, visto che, data la superficie, il controllo della palla rasoterra risulta molto più difficile che nei campi di calcio o di calcetto tradizionali, con superfici più regolari.

Per quanto riguarda la tattica, lo schema di gioco più comune è l’1-2-1: il giocatore più arretrato avrà compiti più difensivi, sarà supportato da 2 giocatori ai lati che agiscono sia in difesa che in attacco, mentre il giocatore più avanzato avrà compiti più offensivi. In questo sport il portiere ha un ruolo determinante: è lui che mette in moto il gioco. Il portiere ha la possibilità di segnare su punizione e su azione di gioco. Non può farlo dopo aver preso la palla con le mani. Quando un avversario manda il pallone oltre la linea di fondo, al portiere è permesso di far ripartire il gioco dalla propria area solamente usando le mani; dispone di 10 secondi di tempo per effettuare la rimessa.

Per quanto riguarda i falli, le regole del beach soccer sono molto simili a quelle del calcio. Dopo un fallo e per le ristrette dimensioni del campo è sempre opportuno disporre una barriera; infatti nel gioco inattivo si corre sempre il rischio di subire una rete. Nella misura del possibile i falli vanno evitati e in ogni caso la partita dev’essere ispirata ai principi del più sano fair play, nel rispetto di arbitri e avversari.