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Il beach volley è la pallavolo due contro due giocata sulla spiaggia. Nato nel sud della California nel 1936, è cresciuto in poco tempo tanto da diventare molto popolare in tutto il mondo e da essere inserito nel programma olimpico di Atlanta del 1996. I giocatori sono solo due per squadra e non ci sono né sostituti né allenatore. Dal momento che devono coprire un’area di campo notevole, non esistono ruoli specializzati ed entrambi i giocatori devono avere un’ottima padronanza dei fondamentali.
I giocatori si posizionano in una qualsiasi parte del campo, sono a piedi nudi e possono indossare occhiali da sole e cappello. Le partite si disputano in 3 set; vince la squadra che se ne aggiudica 2. Vince un set chi raggiunge il punteggio di 12, senza «vantaggi» in caso di 11-11. Nei primi due set il punteggio si calcola con il cambio-palla (cioè il punto viene assegnato solo quando la squadra in possesso della battuta conclude a proprio vantaggio lo scambio); anche il terzo set termina quando si raggiunge il punteggio di 12, ma a ogni giocata viene assegnato un punto, indipendentemente da chi è in battuta (tie-break); in caso di 11-11 si ricorre ai «vantaggi» (13-11, 12-14 ecc.).
Sono previsti 4 time out per ciascun set ed è vietato il pallonetto come colpo d’attacco. Le condizioni ambientali che caratterizzano questo gioco sono due: il vento e il sole. Quando in special modo il sole è a picco vengono usate battute molto alte (le cosiddette «coreane») per mettere in difficoltà la ricezione. In caso di vento, a seconda dell’intensità e della direzione, si possono usare battute in salto o colpi in attacco forzati, soprattutto quando si è contro vento; questo tenderà a rallentare la velocità e a far scendere la palla improvvisamente.