WADA e il Codice mondiale antidoping

La WADA (World Anti-Doping Agency) è una fondazione nata per volontà del Comitato Internazionale Olimpico con lo scopo di arginare in tutto il mondo sportivo, tanto professionistico che dilettantistico, la piaga del doping. Questa agenzia ha stilato un elenco di sostanze proibite che gli atleti non possono assumere e ha messo a punto una regolamentazione contravvenendo alla quale gli atleti e tutto il loro personale di supporto (medici, allenatori, dirigenti, massaggiatori e anche genitori, specie in caso di minori) incorrono nel reato di doping; questo reato può condurre a squalifiche da un anno a quelle a vita, alla restituzione dei premi eventualmente ottenuti, all’annullamento di ogni risultato, a pene pecuniarie.
Il Codice mondiale antidoping, realizzato dalla WADA, la cui attuazione in Italia è garantita dal CONI, ha due finalità: «tutelare il diritto di ciascun atleta a praticare lo sport libero dal doping, promuovendo così l’uguaglianza, la lealtà e la salute di ogni atleta» e «garantire l’applicazione del codice in tutto il mondo sportivo al fine di scoraggiare e prevenire l’uso del doping». Il Codice della WADA, oltre a regolare i comportamenti degli atleti indicandone diritti e doveri, presenta un elenco di tutte le sostanze e di tutti i metodi proibiti, indicandone anche le possibili eccezioni a esclusivi fini terapeutici. Una sostanza o un metodo sono ritenuti proibiti quando:
Gli anabolizzanti: nandrolone e dhea

Nandrolone Il nandrolone è una sostanza sintetica che si comporta come il testosterone (ormone naturale maschile). Essendo un anabolizzante, il nandrolone permette di sintetizzare le sostanze necessarie alla crescita della massa muscolare, alla crescita cellulare e dei tessuti. Sul piano terapeutico, il nandrolone viene perciò utilizzato su pazienti sottoposti a emodialisi per gravi problemi di anemia (in quanto è in grado di incrementare la produzione di emoglobina), in situazioni di importante denutrizione, e su pazienti anziani (sesso maschile) affetti da pesanti forme di osteoporosi, in quanto migliora loro la densità minerale ossea.
Nel mondo sportivo viene usato per «gonfi are» i muscoli e contrastare il catabolismo muscolare (logoramento delle fibre muscolari) indotto dagli allenamenti molto intensi, inoltre aumenta la capacità di resistere agli sforzi e le prestazioni fisiche.
Effetti dannosi: il nandrolone è una sostanza dopante, con effetti anche gravi sul sistema nervoso, muscolare, cardiocircolatorio, esso infatti agisce sul sistema nervoso aumentando l’aggressività e la combattività degli atleti sino a indurre, in alcuni casi, a comportamenti violenti e gravemente antisportivi. A livello muscolare aumenta la massa del muscolo e la sua forza, alterando di fatto i risultati reali dell’atleta. A livello circolatorio, il nandrolone incrementa la pressione sanguigna.
Un altro effetto poco desiderabile che spesso si associa all’uso del nandrolone è anche la comparsa di acne, per eccessiva stimolazione delle ghiandole sebacee. L’uso di nandrolone può inibire la naturale produzione organica degli ormoni sessuali, con conseguente diminuzione della produzione di spermatozoi (rischio di sterilità), determinare calo della libido, indurre a problemi prostatici. Se è assunto in età prepubere, provoca una precoce ossificazione delle cartilagini di accrescimento, frenando, di fatto, lo sviluppo in altezza del soggetto e causando problematiche inerenti il suo naturale sviluppo di maturità sessuale.
Nelle donne la somministrazione di nandrolone può provocare l’assunzione di caratteri sessuali maschili, quali irsutismo, abbassamento del timbro della voce, calvizie, ipertrofia irreversibile della clitoride. Il nandrolone è uno stimolatore della produzione cellulare, proprietà questa che può indurre alla formazione di tumori. Anche improvvisi morti di origine cardiaca di alcuni body-builders sono state ricondotte all’uso eccessivo di nandrolone o altri anabolizzanti. I test più affidabili per misurare la positività di un atleta al nandrolone vengono eseguiti sull’analisi del capello o attraverso il test al carbonio. Questi test verificano la presenza di sostanze anabolizzanti anche a distanza di tempo.
Dhea Il dhea è un ormone steroideo, precursore del testosterone. Viene prodotto sia dalla corteccia surrenale che, in piccola parte, dai testicoli, dalle ovaie e dalle cellule gliali (cellule nervose di sostegno ai neuroni). La quantità di dhea nell’organismo è correlata all’età dell’individuo: raggiunge il suo massimo picco verso i 25 anni, poi diminuisce gradualmente per abbassarsi repentinamente attorno ai 40 anni e diventare minima verso gli 80 anni. Ciò ha portato a considerare il dhea l’ormone della giovinezza e attorno agli anni Novanta veniva somministrato a molti anziani per ritardare gli effetti dell’invecchiamento. Ma diversi studi condotti nel tempo dimostrano l’inutilità della somministrazione di dhea negli anziani. Le funzioni del dhea sembrano interessare varie attività biologiche legate alla produzione della guaina nervosa (mielina) indispensabile per la trasmissione degli impulsi nervosi, alla stimolazione e regolazione delle funzioni sessuali, fino alla riduzione degli adipociti (cellule di deposito dei grassi). Sul piano terapeutico il dhea viene utilizzato per la cura di malattie autoimmuni, dell’aterosclerosi e, a livello neurologico, ha funzione di sostegno per la memoria e l’umore.
Gli ormoni peptidici: GH, ACTH ed EPO

GH o ormone somatotropo (ormone della crescita) Il GH o ormone somatotropo è detto anche ormone della crescita. Viene prodotto dalla parte anteriore dell’ipofi si (la più importante ghiandola del nostro corpo). Le azioni del GH si esplicano:
Il GH inoltre stimola la ritenzione di sodio, che induce l’organismo a trattenere liquidi con la conseguenza di un aumento della pressione arteriosa. A livello sportivo, il GH viene utilizzato per la sua azione trofica (aumenta la massa muscolare) e lipolitica (riduce la massa grassa). Inoltre ha un’azione protettiva sul tessuto connettivale, rendendo più resistenti tali strutture (tendini, legamenti, cartilagini). Ma gli effetti collaterali possono essere assai gravi.
Effetti dannosi: il GH può portare a resistenza all’insulina, con conseguente rischio di aumento ponderale, diabete, rischio cardiovascolare. Abbiamo già visto che aumenta la formazione di corpi chetonici nell’organismo alzandone il livello di acidosi. Un eccesso di questo ormone può generare una sofferenza muscolare (atrofia del muscolo, perdita della sua forza). Inoltre sono da attribuire a una eccessiva presenza di questo ormone nell’organismo anche osteoartrite, acromegalia (sviluppo scheletrico anomalo delle estremità, arcate sopraorbitali della mandibola), edemi e anche formazioni di tumori.
ACTH o ormone corticotropo (corticotropina) È prodotto dall’ipofisi anteriore, come il GH, e ha un’azione ben definita sulle ghiandole surrenali stimolando la sintesi e la produzione di ormoni detti corticosteroidi, responsabili nel nostro organismo dell’equilibrio dei carboidrati, di quello salino, di quello immunitario. Sul piano terapeutico, il livello di ACTH serve a determinare la corretta funzione delle ghiandole surrenali e a scoprire particolari patologie legate ad esse (morbo di Addison), o anche dovute a gravi traumi e ustioni. Il livello di ACTH nel corso della giornata ha un andamento ciclico: viene prodotto maggiormente nelle ore mattutine, cala notevolmente in quelle serali e specie di notte.
L’uso di ACTH in ambiente sportivo nasce dalla convinzione, non dimostrata clinicamente, che la sostanza abbia effetti anabolizzanti. Inoltre viene usato per sostenere sforzi di lunga durata e può avere effetti euforizzanti.
Effetti dannosi: l’ACTH ha grandissima importanza per la produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali. Il cortisolo è anche conosciuto come l’ormone dello stress; è importante nella regolazione del meccanismo glucidico, lipidico, proteico; un suo eccesso determina obesità e infertilità; un suo difetto provoca debolezza, dimagrimento, depressione, ipotensione.
Gli effetti collaterali e i rischi di un uso improprio, non terapeutico, sono ben documentati:
EPO o eritropoietina È una glicoproteina prodotta dal rene e anche dal fegato. Regola la produzione di eritrociti e la sua produzione è a sua volta regolata dalla concentrazione di ossigeno nel sangue. L’eritropoietina agisce sul midollo osseo stimolando la produzione degli elementi figurati del sangue, specie globuli rossi. Sul piano terapeutico l’EPO è una sostanza importante nella cura di pazienti con gravi anemie e/o patologie tumorali e renali. In campo sportivo l’EPO sostituisce attualmente la pratica dell’emotrasfusione (vedi più avanti). Aumentando il numero dei globuli rossi, migliora il trasporto di ossigeno nell’organismo e in tutti i muscoli, facilitando gli scambi nei tessuti e permettendo di migliorare efficacemente la resistenza agli sforzi di lunga durata. L’eritropoietina è oggi prodotta anche per via sintetica. Questo prodotto però non offre la stessa perfezione biologica della proteina naturale, con la conseguenza di poter far sviluppare forme tumorali nell’organismo che ne fa uso.
Effetti dannosi: l’uso di EPO (sia naturale che sintetica) non è davvero indenne da gravi effetti collaterali:
Autoemotrasfusione
Consiste nel prelevare all’atleta una parte del suo sangue, arricchirlo ulteriormente di sostanze utili e reiniettarglielo prima della gara. In questo modo l’atleta usufruisce di un migliore trasporto di ossigeno grazie alla maggiore quantità di globuli rossi. Tale metodica è usata soprattutto per sport di resistenza. Si incorre però nel rischio di contrarre infezioni o epatiti per cattiva conservazione del sangue e di essere soggetti a trombosi vascolari e cardiache, data la concentrazione troppo alta di globuli rossi.
Il doping genetico
Il doping genetico è definito dall’agenzia mondiale WADA come «l’uso non terapeutico di cellule, geni ed elementi genetici o della modulazione dell’espressione genetica, con capacità di aumentare le prestazioni atletiche». Diversamente dal doping tradizionale che migliora le singole prestazioni dell’atleta, il doping genetico porta a una modificazione permanente della struttura fi sica dell’atleta.
Sfruttando le terapie geniche è possibile inserire all’interno dell’organismo geni modificati che mirano a migliorare la resistenza, la velocità, la potenza dell’atleta. Il gene modificato entra nella cellula senza danneggiarla e le fornisce nuove istruzioni, per esempio per produrre più globuli rossi, o più massa muscolare. Nasce così l’atleta transgenico. Tutto questo, però, può provocare gravi rischi per la salute: infarti, ictus, cardiopatie. Inoltre, questi trattamenti sono irreversibili e, una volta praticati, non possono essere annullati e il fisico dell’atleta risulterà modificato definitivamente. Infine è opportuno ricordare che manipolando il materiale genetico, si alterano le vie germinative con conseguente trasmissione dei nuovi caratteri alla prole, con conseguenze a lungo termine non ancora valutabili. Dal gennaio 2003 il CIO ha bandito l’uso del doping genetico e, nel 2007, anche la WADA ha ribadito il divieto di utilizzo di questo metodo perché risponde ai criteri stabiliti dall’agenzia mondiale per le sostanze proibite; ovvero, una sostanza o un metodo, come quello del doping genetico, sono ritenuti proibiti quando:
Il doping, una scelta sbagliata
L’assunzione illegale di farmaci o di sostanze in funzione di ottenere prestazioni sportive migliori o di aumentare le capacità fisiologiche dell’atleta è il doping. Questa pratica, purtroppo molto comune anche a livello di sport amatoriale, non solo è illegale ma è anche pericolosissima perché può causare seri danni alla salute.
Storie per riflettere
PROVANDO A ENTRARE NELLA TESTA DI...
Ben Johnson
[di Lorenzo Fantoni]
Quella finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Seoul l’hanno soprannominata “La corsa più sporca del mondo”, perché a vincerla non sono stato io, ma lo Stanazolo, uno steroide anabolizzante che mi ha fatto andare più veloce del vento, e anche di suo figlio, Carl Lewis. 9.79, un record mondiale ottenuto tagliando il traguardo con il braccio alzato, quasi a dimostrare che avrei potuto fare ancora meglio. Prendi questa, Lewis. Finita la corsa, un giornalista mi chiese “Cosa vale di più per te? L’oro o il record mondiale?” “L’oro – risposi- perché non possono togliertelo”. Come mi sbagliavo. Il sapore dell’oro l’ho sentito solo per due giorni, il terzo sono arrivati i giudici del comitato olimpico, e si sono ripresi la medaglia, e con quella anche tutto il resto, compresi i miei record e la mia dignità. Vi sembrerà strano parlare di dignità in una storia di doping, ma alla fine è proprio quella che ti manca di più, soprattutto quando viene fuori che nella corsa più sporca del mondo, forse non eri il solo ad avere qualcosa di speciale nelle vene. Perché in quella maledetta corsa, quell’evento storico che strappò il velo d'innocenza che aveva accompagnato i Giochi sino ad allora, l'unico corridore "pulito" dei primi cinque fu lo statunitense Calvin Smith, l'unico a non essere trovato positivo ai test anti droga durante il resto della sua carriera. Il mio storico nemico, Carl Lewis prima dei Giochi del 1988 era stato trovato tre volte positivo a degli stimolanti, ma il comitato olimpico degli Stati Uniti accettò la sua versione dei fatti: diceva di averne fatto uso senza volerlo. E gli credettero. Come credettero al mio allenatore, quando disse che mi ero dopato, e a quel punto non potei fare altro che ammettere tutto, ammettere che prendevo sostanze dal 1981, e che i miei record non erano puliti. E così sparirono, come gli avversari sparivano alle mie spalle quando partivo dai blocchi con la mia tecnica particolare, detta “ a rana” in cui entrambi i piedi sono alla stessa altezza” e con la quale prendevo così tanto vantaggio nei primi 30 metri, che dopo dovevo solo gestire il risultato. Mi sono pentito di ciò che ho che ho fatto, ma non ho mai sopportato di essere stato l’unico a pagare. "Gli americani non possono tollerare di arrivare secondi, - ho detto una volta - non è nella loro mentalità e io avevo già battuto Carl per tre volte prima dei Giochi. Per questo hanno riempito il mio drink con abbastanza robaccia da uccidere una mucca". E potrete anche non credere al fatto che un uomo dello staff di Lewis fosse nella mia stanza quando facevo i test anti-doping, un uomo che ha fatto di tutto per rovinarmi, alterando ciò che bevevo, perché sembra solo l’ennesima bugia di uno che ha vissuto nella menzogna per tanti anni. Ma quell’uomo esiste. In una intervista, Joe Douglas, il vecchio manager di Lewis, ha ammesso che era riuscito a piazzare un uomo con me nella stanza del test, ma “Solo per controllare che non facessi qualche scherzetto, e che tutto si svolgesse in maniera regolare”. Il nome di quest’uomo è Andre Jackson, che nella vita di certo non si occupa di doping, ma di diamanti. Jackson fa parte dell’African Diamond Council and African Diamond Producers Association, e quando l’hanno intervistato per chiarire la propria posizione, per chiarire una volta per tutte che non mi aveva dato niente, sapete cosa ha detto? “Ovviamente, posso dire che non l’ho fatto – ha risposto – ma posso anche dire di sì, cosa cambia?”.
di Lorenzo Fantoni, tratto da Mia Agenda 2013-2014, Casa editrice G. D’Anna, 2013
Benjamin Sinclair "Ben" Johnson Jr. è un ex atleta canadese di origine giamaicana, campione mondiale indoor dei 60 metri piani nel 1985. Ai Campionati mondiali del 1987 a Roma, nella finale dei 100 metri, Johnson ottiene i nuovo record mondiale con il tempo di 9"83, l’anno successivo si superò ai Giochi Olimpici di Seoul, con il nuovo record del mondo di 9"79. Tuttavia, nei controlli antidoping che seguirono, nei campioni di urina di Johnson venne rilevata la presenza di steroidi e venne quindi squalificato per uso di doping, e il suo record venne annullato. Nel processo che ne seguì, ammise di aver utilizzato sostanze dopanti quando ottenne il record mondiale nel 1987, per cui la IAAF cancellò anche questo record. Nel 1991, terminato il suo periodo di squalifica, Johnson cercò di tornare ai livelli di un tempo, ma senza grande successo. Nel 1993 venne nuovamente trovato positivo in una gara a Montréal e venne quindi squalificato a vita dalla IAAF.
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In questa testimonianza sono messi in evidenza sia i danni fisici sia quelli psicologici provocati dall’uso del doping. Individuali, dopo aver indicato quali sono state le motivazioni che hanno spinto lo sportivo a far uso di queste sostanze.
I danni fisici provocati dal doping sono innegabili e ormai noti a tutti. Ma c’è un aspetto altrettanto importante, quello morale. Esprimi le tue considerazioni su questo punto di vista.