Alcuni integratori alimentari


Attenzione all’obesità e all’eccessiva magrezza

Sappiamo che se introduciamo più calorie di quante se ne consumano, queste si accumulano in grassi determinando un peso oltre la norma; se invece se ne utilizzano più di quante se ne assumono, il nostro corpo si difende utilizzando le riserve di grasso. Quando si sono consumate le riserve di grasso, il corpo è obbligato ad intaccare materiale che costituisce i muscoli provocando gravi patologie agli organi interni e rischi per la salute. L’obesità è assolutamente deleteria per la salute ma altrettanto rischiosa è la magrezza dovuta al sottopeso. Attenzione perché un numero sempre maggiore di giovani anche della tua età, incitati da modelli estetici esagerati, cercano di ridurre il peso a valori così bassi da non essere più compatibili con un corretto stato di salute. La magrezza estrema va combattuta e prevenuta.


Storie per riflettere

DOMINARE L’ANORESSIA NERVOSA

[di Christopher Freeman]

«La mia giornata iniziava alle sette del mattino. Non dormivo mai a lungo poiché sapevo che avrei bruciato più calorie fuori dal letto che non sotto le coperte. Subito dopo essermi alzata, lavata il viso e i denti ed essermi messa le lenti a contatto, mi pesavo. La bilancia del bagno doveva essere posizionata a un angolo preciso rispetto al muro e su una certa piastrella, in quanto avevo determinato che quella era la zona più piana del pavimento e, dunque, il punto in cui avrei ottenuto la misura più accurata. Il mio peso al mattino era estremamente importante e avrebbe segnato l’umore per tutto il resto del giorno. Questo perché, in primo luogo, non avrei potuto attribuire alcun aumento di peso al cibo nello stomaco o alla ritenzione idrica: poteva solo trattarsi di grasso. Se il peso era cresciuto, provavo un senso di terrore. Era una sensazione orribile, come essere malata in prigione. Il resto del mondo sembrava essere stato cancellato, riuscivo solo a pensare a quella tremenda realtà. Erano i soli momenti in cui contemplavo sul serio l’idea di chiedere aiuto, poiché quei momenti erano davvero terribili. Se il peso era normale, sentivo di poter andare avanti e, quindi, non prendevo in considerazione la possibilità di chiedere aiuto. Se ero sottopeso, provavo una lieve euforia che mi spronava a mangiare ancora meno durante la giornata. I giorni in cui pesavo poco ero quasi affezionata al mio stato di anoressia, perché sentivo che era una cosa soltanto mia. La colazione era il pasto più sostanzioso e consisteva in uno yogurt bianco ipocalorico e una mela a fettine. Tra togliere il coperchietto dello yogurt e pulire accuratamente il vasetto al finire l’ultima fetta di mela, direi che trascorrevano all’incirca quaranta minuti. Per quell’ora, i miei genitori si erano alzati ed io ero pronta a preparargli tè e toast mentre lavavo il mio cucchiaio e il piatto. Facevo ben due viaggi per portare il cucchiaino e il piatto dalla tavola all’acquaio poiché, così facendo, bruciavo più energie. Lo stesso dicasi per il tè, il toast, la caraffa del latte e il burro. Una volta finito, mi sedevo in loro compagnia: con la stessa tazza di tè nero in mano, mi congratulavo con me stessa per essere giunta fin lì senza essere stata colta in fallo. Alle otto meno dieci mi avviavo verso la scuola, una passeggiata di circa quaranta minuti in quanto prendevo la via più tortuosa. Poiché frequentavo l’ultimo anno ero abbastanza libera di andare e venire a mio piacimento e avevo parecchie ore libere, avendo superato gli esami necessari l’anno precedente. Ciò mi consentiva di allontanarmi dai miei compagni durante l’ora di pranzo: sinceramente non riuscivo a sopportare i commenti degli amici, la cui tolleranza nei miei confronti si stava riducendo sempre più. Preferivo trascorrere la pausa del pranzo camminando per le vie nei dintorni della scuola e tornare proprio nel momento in cui la campanella del pomeriggio stava per suonare. Di ritorno a casa, solitamente compravo una merendina leggera al cioccolato e ne mangiavo una metà accompagnata da una tazza di caffè nero. Tale combinazione aveva un effetto lassativo, altrimenti l’intestino non si sarebbe mai sbloccato. Dopodiché facevo ginnastica: la solita routine consisteva in corsa sul posto seguita da piegamenti e “bicicletta” sulla schiena. Ci lavoravo per circa un’ora, la porta della stanza chiusa a chiave e la radio accesa. Avevo letto in una rivista che conviene variare la sequenza di esercizi, perché il corpo diventa più efficiente nel conservare le energie quando si ripete la stessa ginnastica più e più volte. Ciò significava che avrei dovuto inventarmi nuovi esercizi, incluso correre su e giù per le scale. Il pasto serale consisteva solitamente in una minestra ipocalorica della Weight Watchers. Mia madre era perennemente a dieta e così potevo cenare con lei, anche se dicevo sempre che avrei mangiato qualcos’altro più tardi, altrimenti mi avrebbe rimproverata. Dopo cena annunciavo che sarei uscita a far visita ad alcuni amici mentre di fatto me ne andavo semplicemente a camminare. La sera tardi l’ultimo gesto era pesarmi, in modo da controllare di essere sempre nel “peso forma”, in caso contrario non avrei chiuso occhio. Nel letto mi stendevo sulla schiena e passavo le dita sulle costole e le anche per accertarmi che fossero sporgenti quanto la notte precedente. Poiché le mestruazioni erano cessate, non avevo alcun gonfiore premestruale, cosa di cui ero ben felice».

Christopher Freeman, Dominare l’anoressia nervosa, (Overcoming anorexia nervosa), Ed. Pan Libri, Milano, 2004.


Annotazioni Considerazioni Commenti

Quali considerazioni ti senti di fare dopo la lettura di questa storia?


Qual è secondo la protagonista l’origine della sua malattia? Pensi che ci possano essere altri motivi che inducono i giovani a ri¬fiutare il cibo?

Quali sono i desideri della protagonista? Credi che la forza di questi desideri possa farle vincere la sua battaglia? Prova a immaginare alcune argomentazioni che potrebbero spronarla a continuare la sua lotta contro l’anoressia.