Arrampicata sportiva

Praticata inizialmente sulle rocce in ambiente naturale, l’arrampicata sportiva si è diffusa e sviluppata soprattutto a livello didattico su muri e pareti artificiali nelle palestre. Grazie alla rigida adozione delle misure di sicurezza (come ad esempio le corde e gli ancoraggi che garantiscono il sostegno e impediscono di raggiungere il suolo in caso di caduta), questo sport non comporta alcun rischio. Quindi anche in ambienti chiusi, con un po’ di fantasia si potranno simulare situazioni simili alla realtà, da affrontare sempre con l’assistenza dell’insegnante. I programmi dei Giochi Sportivi Studenteschi prevedono varie prove tecniche per questa disciplina: prove di abilità generale e tecniche relative alle manovre di assicurazione; prove di difficoltà nell’arrampicata su parete; prove di velocità. L’arrampicata è uno sport completo, che impegna tutte le capacità condizionali e coordinative, in particolare forza e resistenza, e deve avere alla base una rigorosa preparazione tecnica. L’allenamento dell’arrampicatore sportivo (climber) deve sempre essere preceduto da un buon riscaldamento dei settori muscolari più interessati e in particolare da sedute di stretching. Di fondamentale importanza nella sua preparazione è l’aspetto psicologico: egli deve essere in grado di «leggere» la parete, capire i segnali che il corpo trasmette, mantenere sempre la massima concentrazione. La preparazione deve seguire la regola della progressività, rifuggendo dall’agonismo esasperato che può portare a ignorare i propri limiti e dunque a rischiare più del necessario.

Regole e tecniche dell’arrampicata

L’obiettivo principale di un climber è superare percorsi naturali o artificiali con difficoltà sempre maggiori ma senza l’aiuto di alcun mezzo artificiale per la progressione. Durante la salita possono essere usati solo punti di sostegno naturali (o artificiali se su parete artificiale) come appoggi, appigli, fessure, buchi ecc.; gli ancoraggi installati nella roccia possono essere usati solo per sicurezza. Fondamentale è la distinzione fra appigli e appoggi.

Appigli
Sono le asperità della roccia utilizzate dagli arti superiori nella progressione verso l’alto. Talvolta hanno forma e disposizione tali da dare alle mani la possibilità di trasformare tutta la forza che vi applicano in un movimento utile alla salita. Altre volte solo una parte della forza esercitata è sfruttabile per l’arrampicata. Uno dei movimenti più delicati è quello del cambiare mano su una singola presa. Quando la presa è abbastanza grande permette la presenza in contemporanea di due mani: il gesto viene detto «accoppiata» (1). Gli appigli possono essere:

  • larghi e orizzontali: sono quelli che offrono una presa facile grazie all’ampia superficie sulla quale possono aderire le dita. Talvolta queste prese sono chiamate «maniglie » (2);
  • stretti e orizzontali: a differenza dei precedenti, sono difficili da tenere in quanto, essendo in genere poco profondi, vi entrano solo le prime falangi o addirittura solo le punte delle dita (3);
  • buchi: vi si può inserire solo un dito o due; è possibile tenerli solo per tempi brevi (4);
  • svasati o tondeggianti: sono appigli che non danno la possibilità di aggrapparsi, dunque sono particolarmente difficili; la tenuta (di breve durata) sfrutta l’aderenza della pelle sulla roccia (5);
  • verticali: sono utili soprattutto negli spostamenti laterali (6);
  • canne d’organo: sono appigli costituiti da buchi vicini o fessure verticali. Si usano inserendovi le dita a mo’ di pinza, cioè con il pollice contrapposto alle altre dita (7).


Appoggi
Sono le protuberanze o disomogeneità della parete sulle quali spingono i piedi scaricando il peso del corpo. Possono essere:

  • netti: sono appoggi ben definiti sui quali il piede poggia con la parte anteriore della scarpa (1);
  • tacche: sono piccole sporgenze che permettono l’appoggio della sola parte interna della punta (2);
  • a incastro: sono fessure sufficientemente larghe dove il piede può entrare, incastrandosi in larghezza o lunghezza (3).

Le gare di arrampicata sportiva si svolgono perlopiù su percorsi artificiali (al chiuso, in palestra, o all’aperto su strutture appositamente costruite). Durante la salita il climber non deve cadere né riposarsi appeso alle protezioni. La salita si considera conclusa con successo se si è giunti al termine dell’itinerario senza mai aggrapparsi agli ancoraggi. Generalmente il fattore tempo non viene preso in considerazione. L’arrampicatore può gestire la propria energia secondo la personale resistenza. Durante le gare l’atleta deve passare la corda dentro a tutti gli ancoraggi (moschettonaggio), pena la squalifica. In una competizione il climber che giunge più in alto degli altri sull’itinerario anche senza riuscire a terminarlo, vince.