Escursionismo a cavallo

Per recuperare il contatto con la natura, fare nuove esperienze, divertirsi e rilassarsi respirando aria pulita e gustando gli odori e i colori della campagna e della montagna, un’idea stimolante può essere una gita a cavallo in compagnia dei propri amici. Nelle esperienze scolastiche e ricreative per il tempo libero, avvicinarsi al mondo del cavallo può darci sensazioni uniche e irripetibili: l’equitazione non solo è una disciplina sportiva completa e divertente ma ci offre anche l’opportunità di scoprire il territorio e di imparare a conoscere e ad amare un animale che è allo stesso tempo forte e imponente, dolce e sensibile

Come si pratica un’escursione a cavallo

Quando si cavalca all’aperto, vale a dire fuori da un maneggio, possono verificarsi degli imprevisti. Pertanto se si è inesperti non ci si deve avventurare da soli, ma bisogna sempre essere accompagnati da un buon cavaliere che sappia come comportarsi in ogni situazione. Prima di uscire in passeggiata e a maggior ragione prima di partire per un’escursione di qualche giorno, bisogna controllare che sella e finimenti del cavallo siano in buone condizioni e comunque tali da non far sospettare un loro cedimento sotto sforzo. La bardatura del cavallo deve comprendere anche una capezza, indossata sotto la testiera, dotata di lunghina: servirà per legare il cavallo durante le soste o in caso di emergenza. Il cavaliere deve portare con sé una serie di oggetti che sono tanto piú numerosi quanto piú l’escursione è impegnativa e lunga. L’attrezzatura deve essere riposta nelle apposite bisacce, che pendono ai lati della sella, e non in uno zaino che, gravando sulla schiena del cavaliere, ne modifica l’assetto in sella e rende difficili i movimenti. L’attrezzatura di base comprende:

  • un kit di pronto soccorso;
  • una torcia elettrica;
  • una mantella impermeabile;
  • un coltellino milleusi;
  • una piccola borraccia piena d’acqua, che serve non tanto per dissetarsi quanto per lavare piccole ferite;
  • una secchia di tela con la quale abbeverare il cavallo (che non va mai fatto bere nei ruscelli).

E ora in sella
Prima di montare in sella occorre preparare il cavallo con i suoi finimenti, la sella e la testiera. Per la preparazione del cavallo, se non siamo pratici, è importante ricorrere all’aiuto degli istruttori. Una fase molto delicata, soprattutto durante i primi approcci con il cavallo, è la salita. Inavvertitamente, i meno esperti possono dare dei segnali sbagliati all’animale, che potrebbe innervosirsi o spaventarsi, rendendo pericoloso questo momento. Anche la discesa dall’animale va eseguita correttamente per evitare ogni rischio e imprevisto.

I finimenti del cavallo

I finimenti del cavallo sono la sella e la testiera. La sella, posta sul dorso dell’animale, conferisce al cavaliere un assetto stabile e sicuro permettendogli di controllare meglio l’animale e allevia un po’ la fatica del cavallo scaricando il peso dell’uomo in maniera uniforme sui fianchi e non sulla colonna vertebrale. La sella deve comunque essere comoda e funzionale e garantire al cavallo il massimo conforto. La struttura della sella non deve «fiaccare» l’animale, cioè provocargli dolorose contusioni che si trasformano in spellature, in particolare sul garrese. Una fiaccatura al garrese rende inutilizzabile il cavallo per diverso tempo. La sella deve sempre essere ben pulita e ingrassata. Sotto la sella si posiziona la copertina sottosella, che ha la funzione di ammortizzare i colpi, di proteggere il mantello del cavallo evitando il contatto diretto con il cuoio, e di assorbire il sudore prodotto dall’animale durante il lavoro.

La sella è tenuta in posizione sul dorso del cavallo da una cinghia chiamata sottopancia. Il sottopancia dev’essere largo e morbido e stretto al punto giusto: è ben sistemato se sotto vi passano quattro dita. Se è di lana o di materiale sintetico va lavato spesso; se è di cuoio deve essere ingrassato e pulito frequentemente. Esistono diversi tipi di selle. Oltre a quelle per la monta all’inglese, vi sono le selle western, studiate per lunghe cavalcate. Le staffe, che contengono i piedi del cavaliere, sono attaccate alla sella tramite gli staffili. Questi ultimi servono per regolare la lunghezza delle staffe. È opportuno ricordare che durante le soste le staffe delle selle all’inglese vanno sempre fermate perché nei movimenti dell’animale possono colpire pericolosamente chi sta vicino. In ogni caso, solo quando il cavaliere è pronto a montare si abbassano le staffe lungo gli staffili. Con il termine testiera si indicano le cinghie di cuoio che passano attorno alla testa del cavallo. Nella sua forma più semplice è composta da sopranuca e sottogola (servono per mantenere la testiera sulla testa del cavallo), frontalino (contribuisce a tenere in posizione la testiera), due montanti (regolabili in lunghezza, hanno il compito di sorreggere l’imboccatura). Particolare attenzione va rivolta all’imboccatura, alla quale sono agganciate le redini. Il cavaliere controlla il cavallo mediante la pressione delle mani che fanno leva sull’imboccatura. La pressione esercitata sulla bocca dell’animale deve indurre il cavallo a dare una risposta adeguata, ma ad essa devono essere estranei dolore e paura. Il filetto (di cui esistono molti tipi) costituisce il tipo più semplice di imboccatura e in genere la meno dura per il cavallo. Anche le redini vanno mantenute morbide e ben ingrassate.

La sella si appoggia così



  1. Il cavaliere si avvicina al cavallo con la sella e gliela fa annusare.
  2. Quando gli sembra che sia giunto il momento giusto, gliela appoggia sulla schiena.
  3. Il cavallo è precedentemente stato abituato a entrare in contatto con diversi oggetti di uso comune (sacking out, è il nome di questo lavoro). Dunque sarà abbastanza tranquillo.

Una cintura… non proprio comoda



Se indossare la sella può essere traumatico, certamente non meno stressante è il momento in cui la sella viene stretta. La cinghia del sottopancia viene fatta passare da destra a sinistra con l’aiuto di un’altra persona. Una volta recuperata viene affibbiata al riscontro. Questa è una fase particolarmente importante. È qui infatti che il cavallo capisce che qualche cosa di molto strano gli sta per capitare. Pierre Ouellet suggerisce di stringere e allentare la cinghia per diverse volte, in modo che il cavallo si abitui gradualmente alla nuova sensazione. Quando giunge il momento, potremo stringere la sella e liberare il cavallo.

È il momento di indossare la testiera



  1. Quando il cavallo si sarà tranquillizzato, dopo l’«incontro» con la sella, potremo passare alla seconda fase del lavoro. È il momento di togliere la comoda capezza di scuderia e di provare a indossare una testiera, completa di imboccatura e redini. È un momento cruciale. Il cavaliere si avvicina al cavallo dalla parte sinistra. Gli mette le redini sul collo e gli slaccia la capezza. Se per qualche motivo il cavallo dovesse tentare la fuga, saremo dunque in grado di mantenerlo sotto controllo.
  2. La testiera viene infilata cercando di seguire alla lettera la procedura corretta. In questo senso è particolarmente importante che il cavaliere con la mano sinistra tenga l’imboccatura, e con la destra regge la testiera davanti al muso.
  3. Il primo orecchio che viene infilato nella testiera è il destro. La ragione è semplice: se il cavallo prova a svicolare, lo farà scartando da quella parte. Se noi avremo infilato l’orecchio destro riusciremo a controllarlo.

Come portare il cavallo con la lunghina

Un cavallo abbisogna di cure e attenzioni quotidiane. Una migliore conoscenza reciproca si può sicuramente ottenere accudendo l’animale, dandogli da mangiare, occupandosi del suo governo (pulizia degli zoccoli, del mantello ecc.), facendogli fare esercizio. Un primo approccio con il cavallo può consistere nel condurlo con la lunghina (o longina), magari per portarlo a brucare un po’ d’erba. In questo caso dovremo osservare queste semplici regole.

  1. Quando camminiamo, teniamo il cavallo con la lunghina alla nostra destra.
  2. Agganciamo sempre la lunghina all’anello inferiore della capezza.
  3. Teniamo la mano destra sulla corda, a circa 30 centimetri dalla testa del cavallo. In questo modo riusciremo ad adottare giuste contromisure nel caso in cui il cavallo si spaventi o tenti la fuga.
  4. Con la mano sinistra teniamo il resto della lunghina. Per maggiore sicurezza possiamo fare un nodo sull’estremità libera della corda. In questo modo potremo avere una presa più sicura.
  5. Non arrotoliamo mai la lunghina intorno al polso o alla mano: se il cavallo fugge dobbiamo poter mollare la presa per non essere trascinati.
  6. Non stiamo mai davanti al cavallo per cercare di trascinarlo: se dovesse tirare indietro, non riusciremmo a controllarlo.
  7. La posizione ideale per condurre un cavallo alla lunghina è rimanere all’altezza della sua spalla e guardare avanti, per fargli capire la direzione.
  8. Se abbiamo a che fare con un puledro o con un cavallo che si spaventa facilmente indossiamo un paio di guanti per avere una presa più ferma.
  9. Usiamo il tono della voce per tranquillizzare o richiamare all’ordine il nostro compagno quando si spaventa.
  10. Se si tratta di un puledro ed è sellato, fissiamo bene le staffe, per evitare che mentre il cavallo si muove lo infastidiscano calpestandolo sul costato.

Salire e scendere

Ci sono vari modi per salire in sella. Si può fare da soli o con l’aiuto di qualcuno. La soluzione migliore è sicuramente quella di imparare a cavarcela da soli e in qualunque evenienza. Ci può capitare di trovarci in campagna e di dover scendere da cavallo, magari per raccogliere il frustino che ci è caduto, oppure per aprire un cancello o per far passare il cavallo dove proprio non ne vuole sapere. Per scendere ci vuole un secondo, ma risalire poi, siamo sicuri di potercela fare, soprattutto se siamo abituati a farci «mettere in sella» da qualcuno? Siamo in grado di risalire in fretta senza farci scappare via il cavallo di mano? Riuscire a salire da soli è una delle prime cose che dobbiamo imparare a fare per essere indipendenti e saper affrontare gli imprevisti.

Capita, infatti, di ascoltare racconti di cavalieri improvvisati che, scesi da cavallo senza pensarci troppo, non sono più stati in grado di risalire da soli. Prima di vedere come si fa mettiamo in evidenza due regole fondamentali: a cavallo si sale e si scende di norma dal lato sinistro, anche se nulla vieta, in caso di necessità, di farlo anche dal lato destro. Teniamo sempre il cavallo sotto controllo per evitare spiacevoli sorprese. Mettiamoci nella posizione giusta. Prima di tutto, se c’è la possibilità, portiamo il cavallo in un posto un po’ riparato, per esempio vicino alla staccionata oppure a un angolo, per poterlo controllare meglio, perché in uno spazio completamente aperto il cavallo è più invogliato a muoversi e a tentare di partire in avanti mettendoci in difficoltà. Mettiamoci al fianco sinistro del cavallo avvicinando la nostra spalla destra al quartiere della sella in modo da essere leggermente rivolti verso l’anteriore del cavallo. Con la mano sinistra affermiamo le redini tenendole leggermente tese per avere il cavallo sotto controllo e insieme afferriamo un ciuffo di criniera davanti al garrese del cavallo. Questo ci servirà da appiglio per salire. Con la mano destra teniamo lo staffile destro in modo da poter infilare il piede sinistro nella staffa. Avviciniamoci bene al cavallo, pieghiamo la gamba sinistra e infiliamo la punta del piede sinistro nella staffa. Facciamo attenzione a tenere il piede parallelo al cavallo, in modo che la punta non vada a conficcarsi nel costato del cavallo, cosa che lo farebbe sicuramente reagire infastidito. Con la mano destra afferriamo l’arcione della sella (l’arco anteriore) e attacchiamoci saldamente. A questo punto siamo pronti per salire. Teniamo sempre lo sguardo rivolto verso la testa del cavallo, questo ci servirà anche a capire in anticipo le sue intenzioni.

E adesso in sella!

Siamo finalmente pronti per salire. Con il piede destro, appoggiato saldamente a terra, diamoci una spinta verso l’alto, mentre con le mani, soprattutto la destra, aiutiamoci tirandoci verso l’alto. Quando siamo sollevati da terra avviciniamo tutti e due i piedi all’altezza della staffa sinistra. A questo punto con la gamba destra scavalchiamo la groppa del cavallo. Cerchiamo di sollevare bene la gamba in alto sopra la groppa, in modo da non colpirla con il piede, cosa che farebbe sicuramente reagire il cavallo. Dopo aver scavalcato con la gamba destra, restiamo sollevati dalla sella appoggiando il ginocchio destro nel quartiere della sella e con il piede destro prendiamo la relativa staffa.

Restiamo sollevati dalla sella ancora qualche istante tenendo il peso sulle staffe e lentamente sediamoci in sella. Quest’ultimo passaggio è molto importante: non dobbiamo, infatti, cascare sulla sella, e quindi sulla schiena del cavallo pesantemente ma piuttosto dobbiamo controllare il nostro peso e calarci nella sella dolcemente. Se caschiamo sulla sua schiena, infatti, gli facciamo del male e il cavallo imparerà ad associare il momento in cui ci avviciniamo per salire al dolore alla schiena. Se vogliamo, quindi, che resti fermo e tranquillo quando saliamo dobbiamo prima di tutto comportarci bene nei suoi confronti e imparare a rispettarlo. Solo così avremo sempre la sua collaborazione ed eviteremo un sacco di problemi. Se il cavallo si ribella, infatti, la ragione è quasi sempre legata a un nostro modo sbagliato di agire.

Scendiamo con agilità

Anche smontare da cavallo ha i suoi metodi e le sue regole: non è difficile, richiede solo una certa agilità e destrezza. Fermiamo il cavallo assicurandoci che sia calmo e sereno. Anche in questo caso scendiamo dal lato sinistro. Togliamo entrambi i piedi dalle staffe. Lasciamo le redini sul collo del cavallo con la fibbia vicino all’arcione della sella e appoggiamo le mani lateralmente sui quartieri in modo da avere un appoggio comodo e sicuro. Per scendere dobbiamo scavalcare con la gamba destra la groppa del cavallo. Questo movimento richiede un minimo di agilità. Appoggiamo saldamente le mani e abbassiamo il busto verso il lato sinistro del collo del cavallo. Contemporaneamente alziamo con slancio le gambe all’indietro e in particolare solleviamo la gamba destra tenendola estesa. Scavalchiamo con la gamba destra assicurandoci che passi ben alta sopra la groppa per non rischiare di urtarla con il piede, provocando una reazione da parte del cavallo. A questo punto il gioco è fatto, ci ritroveremo immediatamente con i piedi a terra esattamente all’altezza della sella.

Ecco come si sale…
1. Mettiamoci sul fianco sinistro del cavallo all’altezza della sella. Con la mano sinistra afferriamo le redini e un ciuffo di criniera, con la destra teniamo fermi staffa e staffile.

2. Infiliamo il piede sinistro nella staffa avvicinando il ginocchio alla sella. Con la mano destra afferriamo saldamente l’arcione della sella. Stiamo il piú possibile vicini al cavallo.

3. Dopo esserci dati una bella spinta con il piede destro, restiamo per un istante a piedi pari con le ginocchia contro la sella e sempre ben saldi con le mani.

4. Mantenendo saldo il nostro equilibrio, scavalchiamo con la gamba destra la groppa del cavallo, tenendo alto il piede. Cerchiamo di essere rapidi e sicuri.

5. Siamo dall’altra parte della sella con la gamba destra. Teniamo saldo il peso del corpo sulla staffa sinistra. Sosteniamoci per non cascare sulla sella.

6. Con un po’ di agilità prendiamo la staffa destra con il piede destro e restiamo sollevati dalla sella qualche istante. Nel frattempo prendiamo le redini in mano.

7. Lentamente, controllando fino alla fine il nostro peso, sediamoci in sella. Se abbiamo agito nel modo giusto il cavallo resterà fermo e tranquillo e potremo posizionarci bene in sella.


Foto tratte da: “Il Mio Cavallo


… e come si scende

1. E adesso a terra: lasciamo le redini sul collo con la fibbia davanti al garrese. Togliamo tutti e due i piedi dalle staffe e appoggiamo le mani ai quartieri della sella.

2. Sostenendoci con entrambe le mani, abbassiamo il busto verso il lato sinistro del collo del cavallo in modo da poter sollevare facilmente la gamba destra.

3. Scavalchiamo la groppa del cavallo con uno slancio deciso della gamba destra facendo attenzione a non urtare il cavallo con il piede. Ancora un istante e poi a terra.


Foto tratte da: “Il Mio Cavallo


Come si sta in sella

Solo assumendo la posizione corretta in sella potremo mantenere un buon equilibrio, riuscire a spostare in modo indipendente e coordinato mani, gambe e busto, muoverci a cavallo con la massima efficienza e la minor fatica. La testa è eretta, lo sguardo in avanti, oltre le orecchie del cavallo. La testa è la parte più pesante del corpo. Se la spostiamo in avanti tutto il peso del nostro corpo si sposterà in avanti (finendo per gravare sulla parte anteriore del cavallo, dove già si concentrano due terzi del peso dell’animale) mentre deve essere ben distribuito su entrambi i lati della sella. La schiena deve mantenersi eretta in posizione naturale, con le proprie curvature laterali ben bilanciate; le spalle non devono essere inarcate ma larghe, con ampia libertà di movimento. Tutto il peso della parte superiore (capo, busto, braccia) si scarica sul bacino, che nell’assetto ha un ruolo fondamentale. La parte bassa della schiena deve risultare più dritta possibile: ciò è possibile spingendo il bacino in avanti sulla sella, rilassando contemporaneamente spalle e schiena. È importante che in questa azione il bacino non si irrigidisca ma resti morbido per poter ammortizzare i contraccolpi.

Gli arti superiori mantengono i gomiti aderenti al busto senza alzarli o portarli indietro. Gli arti inferiori completano l’assetto rimanendo naturalmente piegati all’altezza delle ginocchia e stringono verso il cuscinetto della sella. Quando si batte la sella, cioè si solleva il bacino, le ginocchia si distendono leggermente (ma mai completamente: ciò farebbe perdere il giusto assetto), ma rimangono mobili e sciolte. Questo serve quando si va al trotto e al galoppo. Alzandosi e abbassandosi ritmicamente diventano quasi un cardine permettendo a tutta la gamba, tallone compreso, di ammortizzare. Anche i polpacci vanno tenuti stretti attorno al costato del cavallo. I piedi, infilati nelle staffe, hanno le punte rivolte in alto e leggermente in fuori. I talloni vanno spinti verso il basso: ciò permette di ammortizzare i contraccolpi provocati dal movimento dell’animale e di ottenere maggiore stabilità.

Il controllo del cavallo

Il cavaliere comunica le sue intenzioni al cavallo innanzitutto attraverso le mani che, tirando o rilasciando le redini, esercitano una pressione sull’imboccatura dell’animale controllando velocità, andatura e direzione. Si serve poi delle gambe che, esercitando una pressione sui fianchi del cavallo, lo spronano al movimento, della diversa inclinazione del peso del corpo, della tensione dei muscoli e di altri «aiuti» artificiali quali il frustino e gli speroni. L’impugnatura delle redini è fondamentale per l’efficacia degli ordini impartiti. Le mani vanno posizionate davanti all’arcione della sella, all’altezza del garrese, il punto più alto del dorso del cavallo. Le redini vanno tenute con entrambe le mani chiuse a pugno con i pollici verso l’alto, il dorso all’esterno e i polsi leggermente ruotati all’interno: entrano nella parte inferiore della mano passando attraverso il mignolo e l’anulare ed escono verso l’alto tra l’indice e il pollice.

Se vogliamo che il cavallo si fermi, tiriamo le redini con dolcezza in modo che la bocca dell’animale incontri resistenza. Se vogliamo che rallenti esercitiamo questa trazione fino a quando non avrà raggiunto la velocità desiderata, poi rilassiamo la mano. Per cambiare direzione, esercitiamo una leggera pressione con la mano interna che, agendo sull’imboccatura, fa volgere il muso del cavallo nella direzione desiderata. Contemporaneamente, con la pressione delle gambe invitiamo il cavallo a continuare il movimento e gli diamo l’inclinazione: la gamba interna alla curva preme sul sottopancia e diventa il perno su cui il cavallo gira, la gamba esterna stringe sul fianco dietro il sottopancia. Completata la volta, teniamo le redini pareggiate e rilasciamo la pressione delle gambe. Ricordiamoci che le redini vanno sempre manovrate delicatamente: servono a comunicare un ordine e non a eseguirlo. Bisogna imparare a seguire bene con le mani i movimenti della testa del cavallo: se le redini sono troppo rigide, il cavallo non potrà muovere il capo e avrà difficoltà a bilanciarsi e a comprendere i segnali che gli inviamo.

Affrontare salite e discese

In salita e in discesa il cavaliere deve assecondare i movimenti del cavallo, aiutandolo a mantenere l’equilibrio e cercando di spostare il peso del corpo in maniera da alleviare la fatica dell’animale. Quando ci avviciniamo ad una discesa incliniamo il busto leggermente in avanti per invitare il cavallo a distendere l’incollatura e guardare bene dove mette gli zoccoli. Iniziata la discesa, per mantenere l’equilibrio nostro e del cavallo dobbiamo arretrare con il busto, tanto più quanto maggiore è la pendenza. Le mani non tirano le redini e lasciano che il cavallo si muova liberamente. Una leggera pressione sulle redini servirà nel caso in cui il cavallo dovesse prendere velocità. Le gambe incitano il cavallo a proseguire. I talloni sono molto bassi. Le discese vanno affrontate sempre al passo. A volte è meglio smontare e andare a piedi, soprattutto se abbiamo paura e non ci sentiamo in grado di controllare il cavallo.

In salita, l’animale distende in avanti l’incollatura: in questo modo spostando in avanti il suo peso e il centro di gravità riesce a mantenere l’equilibrio. Istintivamente esegue dei piccoli salti di galoppo e distende alternativamente la testa in avanti. Il cavaliere lascia le redini morbide e aiuta l’animale nel maggior sforzo inclinando leggermente il busto in avanti, se è necessario aggrappandosi alla criniera. Le gambe sono vicine al costato per invitare il cavallo a procedere. Salite e discese molto impegnative vanno affrontate precedendo di traverso o a serpentina, alla ricerca di un percorso che sia meno faticoso per il cavallo. Se non sono ripide, la traiettoria sarà diretta.

Le andature

Le andature principali del cavallo sono tre, benché siano possibili anche passi intermedi: passo, trotto, galoppo. È il cavaliere a decidere con quale andatura far procedere il cavallo. In genere si passa da un'andatura lenta, a una veloce, a una nuovamente lenta.

Il passo
È un'andatura camminata, che si sviluppa in quattro tempi di appoggio, nella successione dei quali il cavallo ha sempre tre zoccoli a terra e non è mai in sospensione, un po' come per noi il camminare. Questo movimento implica uno spostamento della schiena del cavallo in tutte le direzioni. Il cavaliere deve muoversi in sintonia con l'animale e assecondarne tutte le oscillazioni senza irrigidirsi. Aderendo il più possibile con il bacino alla sella, grazie all'abduzione delle cosce il peso si distribuisce sui lati della sella e sulle staffe, senza gravare solo sulla schiena del cavallo. Il passo è un'andatura lenta, adatta ai principianti, usata in genere nelle lunghe escursioni a cavallo. Permette a cavallo e cavaliere di recuperare dopo una lunga e faticosa cavalcata.

Il trotto
È un'andatura a due tempi, in cui il cavallo muove a due a due le gambe diagonalmente opposte (anteriore destra, posteriore sinistra e viceversa). È saltata perché vi è un momento in cui tutte e quattro le zampe sono staccate dal suolo: mentre si solleva una diagonale l'altra non è ancora tornata a terra. Potremmo paragonare il trotto a una corsa leggera.

Vi sono tre modi di eseguire il trotto.
Il primo (trotto di scuola) prevede che si rimanga costantemente aderenti alla sella. Nel secondo, in sintonia col movimento in due tempi dell'animale, ci si alza e abbassa ritmicamente sulla sella (si dice battere la sella). Per non affaticare il cavallo e permettergli di utilizzare la muscolatura su entrambi i lati, è opportuno non battere la sella sempre sulla stessa diagonale.

Un terzo modo di eseguire il trotto prevede che si rimanga costantemente sollevati (rimanere sull’inforcatura).

L'andatura al trotto permette di spostarsi con velocità moderata. Quando si procede al trotto le redini sono corte e tese. Per aumentare la velocità bisogna stringere le gambe a ritmo con il movimento di battuta di sella (ogni volta che sediamo).

Il galoppo
È la più classica andatura saltata del cavallo, quella che gli permette di raggiungere la massima velocità. È un'andatura in tre tempi. Si definisce galoppo destro quello in cui il primo zoccolo che il cavallo appoggia è il posteriore sinistro (I tempo), seguito dall'appoggio simultaneo dell'anteriore sinistro e del posteriore destro (Il tempo) c successivamente dall'appoggio dell'anteriore destro. Se la zampa anteriore con cui si conclude la sequenza è la sinistra si definisce galoppo sinistro. C'è una fase di sospensione quando tutte e quattro le zampe si staccano da terra, prima che il passo si ripeta.

Con questa andatura la schiena del cavallo oscilla come una sedia a dondolo. Il cavaliere è soggetto a continui sobbalzi e stare in sella è molto impegnativo. Per mantenere l'equilibrio e non essere disarcionati la posizione in sella deve essere assolutamente corretta. Le spalle devono restare a pene, lo sguardo rivolto in avanti Per non cadere in avanti alla prima spinta, i talloni vanno spinti energicamente verso il basso.

Le redini sono corte, senza però che le braccia si irrigidiscano. Se si dovesse perdere l'equilibrio non ci si deve mai attaccare alla bocca del cavallo ma alla criniera. Questa andatura è molto impegnativa e faticosa per il cavallo e per il cavaliere. Meglio dunque limitarsi a brevi tratti. Soprattutto evitiamo di lanciare al galoppo il cavallo su terreni fangosi, scivolosi o pieni di buche. Meglio terreni pianeggianti non troppo duri, come una strada sterrata di campagna o un uniforme tappeto erboso.