Platone, La_teoria delle idee

I concetti

a. Concetto centrale: idea

Definizione: Platone usa due termini diversi, idéa ed êidos. Il primo può essere tradotto appunto con «idea», mentre il secondo corrisponde a «forma». Le idee sono la forma o il modello di tutte le cose. Per ogni insieme di individui simili (ad esempio cavalli, tavoli ecc.) esiste un’unica idea, che ne rappresenta le caratteristiche essenziali. Quindi le idee, per Platone, esistono realmente, ma in un mondo separato dalle cose, sono cioè trascendenti. Esse inoltre sono uniche per ogni classe di cose e a differenza di queste non cambiano: esistono tanti cavalli ma c’è un’unica idea di cavallo. In questo modo Platone risolve sia il problema del divenire sia quello della molteplicità. Infatti, l’idea di uomo non è soggetta al divenire, a differenza dei singoli uomini. Inoltre esiste una sola idea di uomo alla quale fanno riferimento tutti gli uomini concreti. Quindi le idee costituiscono l’essere stabile, unico e immutabile, conferendo razionalità al mondo concreto, apparentemente irrazionale in quanto molteplice e in divenire. Conoscere le idee significa dunque conoscere una realtà stabile, razionale. Le cose sensibili, per contro, sono molteplici e in divenire, per cui la loro conoscenza, che si raggiunge solo mediante i sensi, è soggettiva e mutevole.

b. Concetti correlati:

concetto: dal punto di vista conoscitivo è il concetto che unifica il molteplice. Conoscendo l’idea di uomo, ad esempio, conosciamo gli aspetti fondamentali di ogni uomo. Le idee costituiscono quindi allo stesso tempo l’essenza delle cose, ciò che le fa essere quello che sono, e il concetto, cioè ciò che ci permette di conoscerle in modo razionale.

essenza/esistenza: per Platone l’essenza è l’idea, in quanto è ciò che fa di una cosa quel che è, ad esempio ciò che caratterizza l’uomo in quanto tale e lo distingue da ogni altra cosa. È comune a tutti gli individui di una classe (ad esempio, è la stessa per ogni uomo). L’esistenza è il semplice esserci, ciò che possiamo constatare con l’esperienza. Mentre l’essenza rappresenta la ragion d’essere dell’esistente, la semplice esistenza indica un dato di fatto che si può soltanto constatare. Platone divide l’essenza (le idee) dall’esistenza, ed è per questo che la sua filosofia è definita «trascendente».

visibile/intelligibile: «visibile» è ciò che è conoscibile con i sensi, cioè il mondo dell’esperienza. È contrapposto a ciò che può essere conosciuto con l’intelletto («intelligibile»), cioè il mondo delle idee. Nel celebre mito della caverna, il mondo visibile è identificato con l’interno della caverna, fatto di ombre e di apparenze, mentre il mondo intelligibile è identificato con quello esterno, delle cose reali, che rappresentano le essenze, le idee.

mimesi/metessi: sono i due rapporti principali che Platone stabilisce tra le cose e le idee. «Mimesi» significa “imitazione”, per cui ogni cosa imita l’idea corrispondente e trae da essa la propria ragion d’essere. Socrate è un uomo in quanto imita l’idea di uomo. Il rapporto di metessi («partecipazione»), invece, serve a spiegare i predicati delle cose, e lo fa mediante la partecipazione di una data cosa a una certa idea: ad esempio Socrate è giusto in quanto partecipa dell’idea di giustizia, Agatone è bello perché partecipa dell’idea di bellezza e così via.

valori/virtù: i valori indicano ciò che è desiderabile e sono simili alle virtù, poiché al pari di queste riguardano il piano etico. Il termine «virtù», in greco areté, indica in modo più specifico le qualità di una persona e originariamente si riferivano all’eccellenza. Successivamente, con Socrate e poi con Platone, passano a significare l’agire in modo razionale, facendo ciò che è bene. Platone identifica le virtù con le idee-valori, conferendo loro un’esistenza oggettiva che le sottrae al relativismo sofistico.

soggettivo/oggettivo: termini riferiti sia alla conoscenza che alla morale. È soggettivo ciò che dipende dal soggetto, oggettivo ciò che esiste di per sé, indipendentemente dal soggetto conoscente o agente. Se consideriamo soggettiva la conoscenza, diciamo ad esempio che essa dipende dalle sensazioni, che cambiano da individuo a individuo. Platone rende oggettive sia le essenze delle cose sia le virtù, identificandole con le idee; di conseguenza esse sono le stesse per ogni individuo e conoscenza e morale sono universali. È possibile parlare di conoscenza universale anche se la si considera soggettiva; ad esempio Socrate, che la riconduce alla ragione, dice che essa dipende dall’uomo ma che è la stessa per tutti gli uomini, perché uguale in tutti è il procedere della ragione.

trascendente: separato dall’esistente, ovvero posto in un mondo o in una dimensione diversa da quella concreta dell’esperienza. Per Platone le idee (che costituiscono l’essenza delle cose) stanno nell’iperuranio, un luogo «sopra al cielo»: Platone rappresenta il mondo delle idee in questo modo nel mito del carro alato, nel Fedro, ma secondo alcune interpretazioni la collocazione spaziale va intesa come una metafora per indicare che le idee sono in una dimensione diversa da quella visibile, e che è conoscibile solo con l’intelletto.

dualismo: è la concezione secondo cui esistono due princìpi diversi a fondamento della realtà, ad esempio materia e spirito. Spesso uno dei due è subordinato all’altro e ad esso inferiore. In Platone al dualismo anima/corpo ne seguono altri: mondo materiale e mondo delle idee, esperienza e conoscenza intellettuale, ragione e passioni.