La Repubblica e la missione del filosofo

La Repubblica presenta il grande progetto utopistico di Platone, la costituzione di uno Stato ideale che realizzi la giustizia e guidi i cittadini verso la virtù. Il dialogo si apre con la discussione sulla natura della giustizia. Per capire meglio il problema, Socrate propone di analizzarlo ripercorrendo la nascita dello Stato, considerato come un individuo in grande. Il parallelismo tra l’individuo e lo Stato costituisce uno dei motivi centrali dell’analisi. Così come l’anima individuale è tripartita anche lo Stato ha bisogno di tre classi di cittadini: i filosofi, i guerrieri e i produttori.

Le prime due classi costituiscono i custodi dello Stato e, poiché hanno una funzione pubblica, è importante che i loro membri non usino il potere per fini personali. A tale scopo, per essi si prevede una sorta di comunismo: filosofi e guerrieri non devono avere né proprietà privata né una famiglia; anche i figli dovranno essere sottratti ai genitori poco dopo la nascita – in modo che non possano essere riconosciuti – ed educati in strutture statali. I produttori, che non hanno potere, potranno invece conservare proprietà privata e famiglia, che anzi serviranno loro da stimolo per impegnarsi maggiormente nelle attività economiche cui sono destinati. I filosofi scelgono tra i bambini delle tre classi quelli che manifestano le potenzialità per divenire custodi, sottoponendoli a un lungo curriculum formativo. Lo Stato controlla tutti gli aspetti della società e della vita dei cittadini, per garantire il raggiungimento della virtù. Il filosofo ha il dovere di dedicarsi alla politica, cercando di costruire una società giusta.

Lo Stato giusto è guidato dalle virtù e i governanti operano per il bene collettivo. Quando, invece, prevale l’interesse degli individui, abbiamo le forme degenerative dello Stato.