Anima e corpo, ragione e passioni

La teoria delle idee si basa sull’innatismo: le idee non sono nelle cose e quindi non possiamo conoscerle con l’esperienza, ma devono essere in noi fin dalla nascita, quindi dobbiamo averle conosciute prima ancora di nascere. L’immortalità dell’anima e un presupposto imprescindibile della filosofia di Platone. Nel Fedone, che narra le ultime ore di vita di Socrate, vengono discusse le prove dell’immortalità dell’anima. Nel mito di Er viene narrato il destino delle anime, sottolineandone la valenza etica e spiegando la dinamica della metempsicosi. Platone esprime la propria concezione dell’anima nel mito del carro alato, narrato nel Fedro: l’anima è paragonata a una biga guidata da un auriga (anima razionale) e trainata da due cavalli, che rappresentano le passioni. L’auriga cerca di portare la biga oltre la volta del cielo (nell’iperuranio), dove sono le idee. A seconda della sua forza e di quella dei cavalli, riuscirà a permanere nell’iperuranio più o meno a lungo e a contemplare in misura maggiore o minore le idee. Il mito esprime la concezione secondo cui la ragione è correlata all’anima, le passioni al corpo; si stabilisce cosi un netto dualismo che riguarda sia l’ambito gnoseologico sia quello etico: liberandosi dalle passioni (legate al corpo) l’individuo può contemplare le idee, cioè conoscere il vero e il bene. Le passioni sono considerate da Platone come negative, a eccezione dell’eros che, se indirizzato dalla ragione, ci spinge verso la conoscenza, consentendoci di elevarci fino al mondo delle idee.