Il Menone e il Fedone

Il Menone segna presumibilmente il passaggio dai dialoghi giovanili a quelli della maturità. In esso vengono affermate due tesi fondamentali della teoria platonica: l’anima è immortale e dopo la morte del corpo torna a incarnarsi in un altro essere (metempsicosi); quando rinasce, l’anima possiede conoscenze innate e l’insegnamento ha soltanto il compito di risvegliarne il ricordo. L’uomo possiede idee che non possono derivare dall’esperienza. Essa è infatti molteplice e in divenire, mentre l’idea è unica e immutabile. Lo stesso ragionamento vale per i valori: al di là dei singoli esempi di virtù, possediamo l’idea di coraggio, di giustizia, di temperanza ecc.

Socrate, tramite l’esempio di ciò che consideriamo ≪uguale≫, dimostra che non possiamo ricavare le idee dall’esperienza sensibile, ma che sono presenti in noi sin dalla nascita. Pur non derivando dall’esperienza, le idee ci permettono tuttavia di comprenderla, conferendole razionalità. Per spiegare la peculiarità della propria concezione della conoscenza, Socrate ricorre alla metafora della ≪seconda navigazione≫, quella che viene compiuta con i remi, in assenza di vento: la vera conoscenza, faticosa appunto quanto la navigazione a forza di braccia, concerne le cause finali delle cose.